Il museo dell'ombrello

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1  APERTURA MUSEO - 27 Marzo - 30 Settembre -
  ORARIO: 10.00/12.00 - 15.00/18.00
  GIORNO DI CHIUSURA: LUNEDI' (non festivi)
  prezzi a persona: intero euro 2,50 - ridotto 1,50

  indirizzo del museo: Viale Golf Panorama n.2 bis Tel. 0323.208064
  All'interno del museo è vietato fotografare e filmare.



                                        

Nel 1949, passata la bufera della guerra, il Museo veniva, ancora da Ambrosini, ristrutturato nella stessa sede.
Nel 1976, Eugenio Pattoni, Giuseppe Allesina, Silvano e Giuseppe Ambrosini, Zaverio Guidetti e l'Associazione degli Ombrellai dava definitiva sede al Museo, d'intesa e con il patrocinio del Comune,in un edificio appositamente costruito.
Ora, grazie ai contributi della Regione Piemonte, al Comune e agli Amici del Museo dell'Ombrello e del Parasole, si è completata la strutturazione del complesso, secondo canoni espositivi.
Il Museo, che è stato ed è un richiamo turistico notevole, costituisce soprattutto testimonianza dell'operosità e della tenacia dei nostri avi, degli ombrellai di ieri e di oggi che non hanno temuto il rischio ,hanno avuto l'ambizione di creare e condurre un'impresa.
Uomini liberi re testardi, gente della nostra terra montana che ha saputo acquistarsi una partecipazione larga ai frutti della civiltà e una piena valorizzazione delle sue qualità umane. Con questi sentimenti Gignese ha già celebrato con la famiglia degli ombrellai i cinquant'anni del Museo dell'Ombrello e del Parasole.
  
Le Origini dell'Ombrello: verità e leggenda
La semplice funzionalità di un accessorio come l'ombrello rende difficile conciliare la sua utilizzazione pratica con un'origine che sfiora il mito; eppure, pochi oggetti del nostro vivere quotidiano possono vantare radici così antiche e leggendarie. L'unico elemento certo è la provenienza non occidentale: la Cina, l'India e l'Egitto si proclamano infatti paese-culla del parasole, ciascuno con motivazioni più che valide.
Queste "rivendicazioni" ci permettono di aggiungere un altro dato sicuro ad una storia priva di certezze: l'ombrello è, fin dal suo apparire, collegato alla rappresentazione simbolica del potere, quando non, addirittura, attributo della divinità. Fin dal XII secolo a.C., l'ombrello cerimoniale apparteneva alle insegne dell'Imperatore della Cina e tale rimase per circa trentadue secoli, fino alla scomparsa del Celeste Impero.
All'incirca nello stesso periodo, i re persiani potevano, unici tra i mortali, ripararsi dal sole per mezzo di un ombrello, sorretto da qualche dignitario; più democraticamente in Egitto si concedeva tale privilegio a tutte le persone di nobile origine.
In questo paese nasce, forse, il mito più bello, la più profonda simbologia legata all'ombrello: la dea Nut era spesso rappresentate in forma di parasole, con il corpo arcuato a coprire la terra, in atto di protezione e di amore. Il forte significato di status symbol come prerogativa regale, o comunque di potere, assunto dall'ombrello, spiega la sua contemporanea comparsa nell'immaginario religioso.Come in Egitto, anche in India viene associato alle dee della fertilità e del raccolto o, in senso più lato, della morte e della rinascita: nella sua quinta reincarnazione, Vishnu aveva riportato dagli Inferi l'ombrello, dispensatore di pioggia. Alla sfera del mito dobbiamo l'introduzione nel mondo occidentale del nostro accessorio, che compare in Grecia legandosi al culto di Dionisio (un dio di probabile origine indiana), ma anche di dee come Pallade e Persefone, che tra i loro fedeli contavano soprattutto donne.
Sono le donne che, nelle feste dedicate a queste divinità, si riparano in loro onore con un parasole, passato nel III secolo a.C. anche nel mondo romano, dove viene descritto dai poeti come delicato e prezioso oggetto in mani femminili. Sembrerebbe quindi di avere delineato una storia completa: da simbolo di potere, umano e divino, a oggetto di lusso e di seduzione. Eppure, tra i tanti valori e segni di civiltà cancellati dalla scomparsa dell'Impero romani, ci fu anche l'ombrello, di cui non rimase traccia nei "secoli bui", se non per la sua sopravvivenza nel culto cattolico, inizialmente come insegna pontificale, poi nell'uso liturgico.
Totalmente sconosciuta all'antichità fu perciò la principale funzione utilitaria dell'ombrello, quella di parapioggia. Mantelli, cappucci e cappelli di pelle risolsero il problema della pioggia nel mondo classico ed in quello medievale. Anche nei secoli della Rinascenza, le comparse dell'ombrello sono rare: in pelle o in tela cerata, utilizzato sia per il sole che per la pioggia, lo si trova solo tra i potenti della terra, e non è mai sorretto dalla persona stessa, ma da un servo: ancora non un accessorio, ma un segno, un distintivo onorifico. Fanno eccezione alcune testimonianze di cui si parlerà in seguito, relative ad un uso "equestre" dell'ombrello, tra il XVI e il XVII secolo.

L'Ombrello "Pieghevole o Tascabile": l'Invenzione di Monsieur Marius
Solo una nuova funzionalità, questa volta tutta coniugata al femminile,lo inserirà nel sistema capace di trasformare un oggetto di lusso in oggetto di consumo: il sistema-moda.Come accessorio di moda,la prima comparsa dell'ombrello riguarda la Francia di Luigi XIV, anche se l'uso rimase allora ristretto all'ambiente della Corte. In un figurino pubblicato intorno al 1670, per opera dell'incisore J.D.de Saint Jean, è raffigurata una dama a passeggio, che sorregge un ampio Parasole di foggia orientale, ornato da una ricca frangia.
Alla corte del Re Sole, le passeggiate nel giardino di Versailles o negli altri parchi reali,erano molto graditi al Sovrano, e questo può avere determinato l'abbandono dell'ombrello-Status Symbol, sorretto dal servitore o dal negretto, e la sua assunzione tra le componenti dell'abbigliamento di Corte.
Come ogni altra moda europea,anche questa non poteva non affermarsi in Francia: anzi, è proprio qui che nel 1709 un Monsieur Marius inventa un ombrello pieghevole,o "Tascabile",come informa il suo biglietto pubblicitario, oggi conservato al Museo di Nottingham, in cui sono raffigurati una dama e un cavaliere ambedue con ombrello.
Il nome di questo pioniere dell'industria dell'ombrello, Marius lo farebbe quasi ritenere di origine Italiana. L'ipotesi non è troppo azzardata, perché le prime testimonianze sull'uso di questo accessorio sembrano riguardare proprio il nostro paese. Con una curiosa precisazione, perché tutte quante si riferiscono ad un impiego maschile,e di uomini a cavallo.

Un Ombrello per il Cavaliere: l'Ombrello da Giostra
L'esistenza di un ombrello "da giostra", cioè da torneo, è confermata dal codice Milanese detto "Il libro del Sarto", della metà del XVI Secolo circa, con una miniatura che illustra un guerriero a cavallo, completamente coperto da armatura, che si avvia alla giostra riparato da un grande ombrello.
Nel XVI e XVII secolo, viaggiatori anglosassoni concordano nel citare l'ombrello come elemento che in Italia gli uomini portano nei lunghi spostamenti a cavallo: un ritratto di Sir Henry Unton (Londra,National Portrait Gallery), che viaggiò in Italia tra il 1575 e il 1580,l o raffigurava in questo periodo della sua vita, appunto a cavallo, mentre tiene in mano un parasole.
Thomas Coryat, nei suoi resoconti di viaggio "Crudities", pubblicati nel 1611, descrive un Ombrello-Parasole da lui visto per la prima volta in Italia nel 1608, ne registra la voce italiana Umbrella e precisa che più spesso è usato da uomini a cavallo per difendersi dal sole. Robert Toft, nel suo testamento redato nel 1618, elenca un Ombrello di pelle profumata da lui acquistato in Italia.
Se pensiamo che la concia profumata della pelle-impiegata per guanti e per corpetti-è, nel XVI secolo, produzione tipicamente Italiana e soprattutto Milanese, si potrebbe perfino ipotizzare che ombrelli di questo tipo fossero fabbricati a Milano. Del resto, seri studiosi dell'ombrello come T.S.Crawford e Jeremy Farrell sono d'accordo nell'attribuire a un torinese Giacomo Marigi, l'invenzione della tela cerata di copertura per i Parapioggia;una formula di trattamento che si diffuse in tutta Europa nel XVII secolo. E nella seconda metà del XVIII secolo, le prime importazioni Inglesi di ombrelli riguardano manufatti proveniente da Genova e da Livorno.

Testo di Emiliano Bertone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

II rinnovato Museo dell' ombrello e del parasole, che sorge a Gignese sopra Stresa, è stato presentato al pubblico e alla stampa il 18 maggio, ore 11, presso il Circolo della Stampa di Milano. Si tratta di un museo unico al mondo, il cui primo allestimento risale al 1939 - i tempi del famoso ombrello di Chamberlain - a opera di Igino Ambrosini, che lo dedicò ai genitori e a tutta la sua famiglia di vecchi ombrellai.
Una sede più appropriata fu costruita negli anni '70, con un allestimento che ora, obbedendo a criteri scientifici di classificazione, di ordinamento e in particolare di protezione dalla luce del sole e dalla polvere - gli acerrimi nemici dei tessuti - è stato completamente rinnovato. Hanno concorso a questa operazione la Regione Piemonte, il Comune di Gignese e la Associazione.
Perché Gignese? Per una strana combinazione, Gignese e altri paesi delle pendici del Mottarone sono la patria dell'ombrello italiano. Forse vi hanno concorso ambulanti francesi, capitati da quelle parti per vendere i primi preziosi ombrelli. Certo è che a Gignese si creò subito una tradizione, anzi una scuola che portò gli ambulanti a divenire artigiani con bottega, e poi anche negozianti, emigrati in tutta Italia. La loro è storia di attività accanita e dignitosa, di sacrifici e infine di successi, dovuti a una tecnica man mano affinata, fino a produrre oggetti di altissimo livello artigianale. Una esemplare storia italiana. Le vetrine del Museo presentano gli esemplari più importanti che, a partire dagli ultimi decenni del 700, seguono l'evoluzione del costume fino ai nostri giorni. Si possono infatti esaminare i materiali d'uso (da quelli storici ai più recenti: trine, sete, taffetàs, cotone, materiali sintetici), le trasformazioni delle strutture (dalle stecche e fusti ricavati dai denti di balena fino a quelli metallici), i mutamenti delle dimensioni (dai parasole ai veri parapioggia). Si può seguire l'evoluzione delle decorazioni (nelle «cupole» si trovano talvolta persino ricami a mano), anche nelle impugnature, dal legno intagliato (una impugnatura presenta addirittura la fiaccola della statua della Libertà americana) alla madreperla, all'osso, all'argento, allo smalto dipinto a mano. Si ha così lo specchio del gusto delle varie epoche e, in senso lato, della cultura in evoluzione.
Al piano superiore l'ombrello è collocato nella sua storia, che risale alla civiltà cinese e genericamente orientale e passa dalla Grecia e da Roma. E' documentato anche come soggetto d'arte: sono infetti presentate riproduzioni di opere pittoriche ove compare l'ombrello. E come uno dei protagonisti della moda (figurini, anche a colori, dj preziosa fattura). Più sentimentali i settori che allineano vecchie foto dei «pionieri» e delle loro famiglie e dei loro primi negozi. Non mancano documenti come fatture (le Ditte amavano decorarle con gusto) e ritagli di stampa e di pubblicità. E un vocabolario, quello delle 400 parole di «tarusc», l'incomprensibile gergo degli ombrellai. Sono raccolti anche gli strumenti di lavoro in una ideale ricostruzione di povera bottega. Sono presenti alcune «barselle», specie di gerle di cuoio che gli ambulanti portavano a spalla e contenevano ombrelli e pezzi di ricambio.
La presentazione a Milano ha lo scopo di celebrare un passato e di far conoscere a tutti un Museo che ne ospita i documenti, spesso rarissimi; una celebrazione di quello che eravamo, quando le industrie non erano ancora nate.L'indirizzo del museo: Viale Golf Panorama n.2 bis                                                                                                

Presentato a Milano il Museo dell'ombrello di Gignese
               " Genesium 1987 "                

II rinnovato Museo dell' ombrello e del parasole, che sorge a Gignese sopra Stresa, è stato presentato al pubblico e alla stampa il 18 maggio, ore 11, presso il Circolo della Stampa di Milano. Si tratta di un museo unico al mondo, il cui primo allestimento risale al 1939 - i tempi del famoso ombrello di Chamberlain - a opera di Igino Ambrosini, che lo dedicò ai genitori e a tutta la sua famiglia di vecchi ombrellai.
Una sede più appropriata fu costruita negli anni '70, con un allestimento che ora, obbedendo a criteri scientifici di classificazione, di ordinamento e in particolare di protezione dalla luce del sole e dalla polvere - gli acerrimi nemici dei tessuti - è stato completamente rinnovato. Hanno concorso a questa operazione la Regione Piemonte, il Comune di Gignese e la Associazione.
Perché Gignese? Per una strana combinazione, Gignese e altri paesi delle pendici del Mottarone sono la patria dell'ombrello italiano. Forse vi hanno concorso ambulanti francesi, capitati da quelle parti per vendere i primi preziosi ombrelli. Certo è che a Gignese si creò subito una tradizione, anzi una scuola che portò gli ambulanti a divenire artigiani con bottega, e poi anche negozianti, emigrati in tutta Italia. La loro è storia di attività accanita e dignitosa, di sacrifici e infine di successi, dovuti a una tecnica man mano affinata, fino a produrre oggetti di altissimo livello artigianale. Una esemplare storia italiana. Le vetrine del Museo presentano gli esemplari più importanti che, a partire dagli ultimi decenni del 700, seguono l'evoluzione del costume fino ai nostri giorni. Si possono infatti esaminare i materiali d'uso (da quelli storici ai più recenti: trine, sete, taffetàs, cotone, materiali sintetici), le trasformazioni delle strutture (dalle stecche e fusti ricavati dai denti di balena fino a quelli metallici), i mutamenti delle dimensioni (dai parasole ai veri parapioggia). Si può seguire l'evoluzione delle decorazioni (nelle «cupole» si trovano talvolta persino ricami a mano), anche nelle impugnature, dal legno intagliato (una impugnatura presenta addirittura la fiaccola della statua della Libertà americana) alla madreperla, all'osso, all'argento, allo smalto dipinto a mano. Si ha così lo specchio del gusto delle varie epoche e, in senso lato, della cultura in evoluzione.
Al piano superiore l'ombrello è collocato nella sua storia, che risale alla civiltà cinese e genericamente orientale e passa dalla Grecia e da Roma. E' documentato anche come soggetto d'arte: sono infetti presentate riproduzioni di opere pittoriche ove compare l'ombrello. E come uno dei protagonisti della moda (figurini, anche a colori, dj preziosa fattura). Più sentimentali i settori che allineano vecchie foto dei «pionieri» e delle loro famiglie e dei loro primi negozi. Non mancano documenti come fatture (le Ditte amavano decorarle con gusto) e ritagli di stampa e di pubblicità. E un vocabolario, quello delle 400 parole di «tarusc», l'incomprensibile gergo degli ombrellai. Sono raccolti anche gli strumenti di lavoro in una ideale ricostruzione di povera bottega. Sono presenti alcune «barselle», specie di gerle di cuoio che gli ambulanti portavano a spalla e contenevano ombrelli e pezzi di ricambio.
La presentazione a Milano ha lo scopo di celebrare un passato e di far conoscere a tutti un Museo che ne ospita i documenti, spesso rarissimi; una celebrazione di quello che eravamo, quando le industrie non erano ancora nate.
                                                                                                                                                                                                                                               Bruna Giop

                                                    I 70 anni del Museo -
                       
                          dal Genesium " Dicembre 2008 "
        

Nel 2009 il Museo dell'Ombrello di Gignese compie 70 anni. Questa storia   pluridecennale va tuttavia scandita in tre periodi, l'ultimo dei quali corrisponde alla costruzione del nuovo edificio, la cui prima pietra fu posta nel 1969 e l'apertura al pubblico nel 1976.
Il secondo periodo corrisponde alla ricostruzione della sede museale, ospitata nella palazzina Scuole, dopo gli eventi bellici. È un periodo poco cono­sciuto e che possiamo ricostruire dalla cronaca del dott. Emiliano Bertone, allora segretario comunale, comparsa sulle pagine del Sempione nel 1948.
«A Gignese era sorto nel 1939, con simpatica improvvisazione e frutto del comune amore, un Museo dell'Ombrello che ebbe un clamoroso successo di propaganda ombrellaia, turistica e montanara. Pensate: in un paesino di 600 abitanti, diciassettemila visitatori, la stampa di tutto il mondo che ne parla e il riconoscimento ufficiale della Grande Guida del Touring che lo decora coll'asterisco raro ed ambito delle "cose notevoli"!
Guerra e guerriglia passarono anche sul Lago Maggiore ed il museo venne nel 1945 depauperato, rimosso e chiuso. Scomparve la intera raccolta dei bastoni da passeggio, la collezione delle stoffe, gli ombrelli di tipo moderno. Fortunatamente non furono toccati gli esemplari vecchi, rari, ciò che sarebbe stato più difficile ritrovare. Anche la sala dei ricordi si può dire quasi intatta.
Gli ombrellai d'Italia settentrionale (industriali, artigiani, negozianti), riuniti il 9 maggio in una adunanza hanno de­ciso la ricostruzione ed hanno versato un primo contributo di un milione e mezzo.
     


                                                    
Il ricostruito museo avrà la sua sede e le sue linee principali dove e come venne costruito la prima volta, ma non gli sarebbe perdonabile, come nel 1939, il carattere di bonaria improvvisazione di allora: dovrà essere più organico, così da segnare più precisamente la tappa percorsa dagli ombrellai dalle origini ai nostri giorni e piazzare bene il trampolino di lancio verso le maggiori future aspirazioni.
Il museo rinnovato dovrà essere inau­gurato nell'aprile dell'anno prossimo. Questo l'articolo pubblicato nell'ottobre del 1948. In una precedente cronaca l'incontro con gli ombrellai, guidati dal "sig. Paltoni di Torino", era datato all'11 luglio.
Bertone ricordava anco­ra che Eugenio Pattoni e il cav. Peppino Alesina convinsero il dott. Igino Ambrosini, allora riluttante, ad accettare la direzione dei lavori di ricostruzione.
V.G.

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